LFF22, Sabrina Impacciatore: «Faccio l’attrice per giocare e restare bambina»

Sabrina Impacciatore

È stata davvero una Sabrina Impacciatore inedita quella che ha ripercorso in modo appassionante la sua carriera. Autoironica sin dalla prima battuta: «Parlo con gli oggetti, non solo quelli di scena, con gli stipiti delle porte, con gli zerbini. Le mie piante credo non ne possano più. È che io penso che tutto sia vivente», dice l’attrice che ha proseguito affermando come «In Italia non esiste una scuola per attori che ti insegni ad entrare dentro il personaggio. Da noi le scuole insegnano a recitare. Veniamo dalla commedia dell’arte – ha spiegato –  io invece ho studiato con i coach dell’Actors studio perché insegnano a vivere l’esperienza del personaggio, a mettere le proprie emozioni al servizio del personaggio. Noi attori che usiamo il metodo (il famoso metodo Stanislavskij) non fingiamo mai. Io amo indagare i personaggi, studiare il ritmo, la camminata, immaginare la biografia, la ferita originaria. Sono una secchiona».

E poi ha rivelato che la sua “vocazione artistica” è nata durante una recita scolastica, a otto anni, mentre interpretava la Madonna. «L’ho scritto sul diario: voglio fare l’attrice – ha detto – insomma: recito per rimanere bambina. Una cosa che le donne non sanno fare molte bene, imprigionate nei ruoli di moglie, madre, amante… gli uomini invece, eh son maestri nel restare bambini».

Inevitabile poi il riferimento a “Non è la Rai”, Impacciatore fu infatti una delle ragazze della “scuderia” di Gianni Boncompagni: «Il mio papà artistico, mi ha dato una fiducia che nessun’altro mi ha mai più dato. Un uomo di gusto e un grande talent scout. Fu lui a intuire che potevo scrivere canzoni mentre io ne improvvisavo una sul mio naso – ha proseguito – Fu lui a dirmi “sei capace”, ogni volta che pensavo di non farcela. Dall’angolo della posta a Non è la Rai a Darla di Macao».

E fu sempre grazie a lui che Impacciatore ottenne la sua prima parte al cinema. «Il mio personaggio, Darla, aveva questo tormentone in cui diceva “non accetto compromessi, ma Citto (Maselli) io profondamente, con tutta me stessa vorrei fare amore con lei”. Un giorno Boncompagni a mia insaputa invitò Maselli, in diretta. Persi 10 anni di vita. Ma Maselli mi disse che mi avrebbe chiamata per un film e fu di parola. L’anno dopo mi chiamo per “Il Compagno” (1999)».

È parlando il Ettore Scola che Sabrina Impacciatore si commuove: Mi manca moltissimo – ha detto trattenendo a stento le lacrime -. Era un regista straordinario, i suoi film sono assolutamente contemporanei, era elegantissimo sempre in giacca e cravatta e sul set c’era un religioso silenzio, mai noioso. A quel tempo io lavoravo in Tv, facendo le primissime imitazioni dei personaggi della prima edizione de “Il grande fratello”; per cui mi scrivevo i testi e a teatro. Venne a vedermi a teatro e mi fece il provino per “Concorrenza Sleale” con Castellitto, Abatantuono e Gerard Depardieu, per il quale mi presi una cotta. E lui, Depardieu. Lui quando lo incontri non pensi proprio ad andarci a cena», dice stirando l’occhio al pubblico.

Un significativo sodalizio professionale è invece quello che la lega a Gabriele Muccino: «Un altro regista che ama gli attori, un appassionato, un fiume in piena che lavora sempre di ispirazione. Il suo cinema può piacere o no, ma è onesto e io lo amo». Per Muccino Impacciatore ha anche doppiato la moglie di Will Smith in “La ricerca della felicità”, oltre che recitare ne “L’ultimo bacio” (2010) e in “A casa tutti bene” (2018) per il quale ha collaborato anche alla sceneggiatura.

Complicato, invece,  il rapporto con Carlo Verdone con cui Impacciatore ha ricordato le scene di improvvisazione di “Manuale d’Amore” (2005).

Sabrina Impaccatore è stata anche la prima conduttrice unica donna del concertone per Primo Maggio: «Dopo una settimana di lavoro con gli autori, a poche ore dalla diretta si presentarono nel mio camper dicendomi che non ce l’avrei fatta e che avevano chiamato un conduttore maschio a supporto. Non vi dirò chi, ma vi dico che minacciai di andarmene se lo avessero fatto salire sul palco. Mi sentivo di rappresentare tutte le donne in quel momento: viviamo in un paese endemicamente maschilista e noi dobbiamo essere vigili. Dopo otto ore di diretta gli stessi autori vennero di nuovo nel mio camerino e si inginocchiarono». Applausi.

Il prossimo anno uscirà in Italia la serie americana prodotta da HBO “The White Lotus 2” che la vede tra i protagonisti.

Fotogallery by Karen Di Paola

Foto di Karen di Paola

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