ALLA SESTA EDIZIONE DEL LECCO FILM FEST, UN CONFRONTO SUL FUTURO DELLA CITTÀ TRA SVILUPPO TURISTICO, IMPRENDITORIA E COESIONE SOCIALE
Lecco, 6 luglio – In una fase di profonda trasformazione economica e sociale, la città di Lecco è stata protagonista di un importante momento di riflessione durante la sesta edizione del Lecco Film Fest, promosso da Confindustria Lecco e Sondrio e organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo.
L’incontro intitolato “Imprese, istituzioni, cultura e comunità per ridisegnare l’identità del territorio” ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, culturale e sociale, per un dialogo aperto sul futuro della città.
Negli ultimi anni Lecco si è affermata come meta attrattiva a livello turistico, chiamata oggi a cogliere le opportunità offerte da questo nuovo scenario, senza trascurare le sfide che ne derivano: dalla sostenibilità dello sviluppo economico, alla coesione sociale, fino alla valorizzazione della memoria e dell’identità collettiva.
Durante il dibattito, si è discusso di come la cultura possa giocare un ruolo attivo non solo nella conservazione della memoria cittadina, ma anche nella costruzione di una nuova narrazione identitaria, capace di guardare al futuro. Altro tema centrale è stato l’equilibrio tra crescita economica e qualità della vita, con particolare attenzione alle strategie turistiche e imprenditoriali che mettano al centro le esigenze della comunità.
«Sostenere il Lecco Film Fest è un atto di fiducia nel valore della cultura – afferma Marco Campanari, Presidente Confindustria Lecco e Sondrio –. Il cinema è riflessione, emozione, linguaggio universale. Ma è anche impresa, lavoro, crescita. Un Festival così è una scommessa sul futuro, che arricchisce non solo il territorio ma anche chi lo vive. Crediamo che non possa esserci benessere economico senza uno sviluppo culturale. Per questo Confindustria Lecco e Sondrio sceglie di investire in spazi che favoriscano la creatività e la bellezza, offrendo occasioni di confronto e pensiero condiviso».
«Rendere “memorabili” questi tempi – sostiene mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo – significa lasciare sedimentare le esperienze, rileggerle insieme e trasformarle in memoria collettiva. Il cinema è lo strumento perfetto per farlo: ci unisce e ci orienta. Il Festival è frutto della volontà di una comunità. È uno spazio vivo, costruito insieme, dove la cultura non solo si fa, ma muove, cambia, trasforma le persone. Questo è il suo valore più grande».
«Il Lecco Film Fest ha rafforzato la nostra identità culturale – ha dichiarato Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco – mettendo in connessione le reti locali e quelle nazionali. È un’esperienza che genera impatto, ma anche eredità culturale concreta. Investire nella cultura significa investire nel futuro. La cultura, se coerente con il territorio, è un moltiplicatore di possibilità. E il Festival ci dimostra che Lecco ha tanto da dire e da offrire».
«Il Festival non è un evento isolato – ha sottolineato Maria Grazia Nasazzi, Presidente Fondazione comunitaria del Lecchese – ma un modo di leggere e vivere il territorio. È un processo di ascolto ecostruzione che nasce dal basso e coinvolge tutti, come fa la nostra Fondazione. L’immagine della
donna che porta l’acqua racconta bene questo spirito: un gesto semplice, quotidiano, ma pieno di significato. È così che si costruisce comunità, giorno dopo giorno».
Don Bortolo Uberti, parroco della Basilica di San Nicolò di Lecco, ha evidenziato l’importanza del tema del festival: «La memoria va costruita insieme, con chi si incontra e con le domande del presente. Il cinema e l’arte sono linguaggi che toccano il cuore e ci aiutano a leggere questo tempo incerto. Siamo in mezzo a un cambiamento e non sappiamo dove andremo, ma non possiamo limitarci ad attendere.
Questo tempo va vissuto e interpretato. E il Festival ci dà gli strumenti per farlo».
«L’immagine del manifesto – ha spiegato Velasco Vitali, artista – nasce da una parabola: tre sguardi diversi su una donna che porta acqua. Tutti cercano qualcosa, ma scoprono di osservare la stessa cosa: la Meraviglia. La meraviglia nasce dalla memoria. Recuperare l’anima del nostro tempo è la sfida. Dobbiamo abbandonare i cliché e assumerci la responsabilità di creare cultura vera, fatta da persone vive, immerse in ciò che fanno. È questo che dà senso all’arte».












